Tirelli 50, il guardaroba dei sogni. In un libro la storia di successo della sartoria che ha vestito attori e cantanti di tutto il mondo.

Centottantamila costumi di scena, 15 mila abiti originali restituiti alla bellezza e 16 premi oscar. Sono i numeri della Sartoria Tirelli, un nome famoso in tutto il mondo per aver vestito negli ultimi 50 anni attori e cantanti di cinema, teatro, opera lirica e tivù. Forbici e aghi d’autore, ma anche amore per il particolare, la ricerca di stoffe, accessori e pezzi rari, ingredienti fondamentali del successo internazionale dell’azienda raccontata nel libro ‘Tirelli 50 – Il guardaroba dei sogni”, curato da Masolino, Silvia e Caterina d’Amico. Fiore all’occhiello del made in Italy per il cinema e il teatro, l’atelier non si limita a confezionare gli abiti di scena ma affitta parte di quelli realizzati e custoditi nei suoi magazzini, vero e proprio museo di una lunga e ricca esperienza professionale. Tre film ‘King Arthur” di Guy Ritchie, “The Promise” di Terry George e “Antonia” di Ferdinando Cito Marino sono tra le produzioni più recenti con cui ha collaborato la Tirelli confermando, grazie al sapiente lavoro del suo staff, quanto i buoni risultati di una joint venture con un grande regista siano riconducibili alla qualità del dettaglio inseguita nell’ambito della stretta relazione tra costumista e artigiani della confezione.   Umberto Tirelli, scomparso nel ’90, ha lasciato un’eredità professionale raccolta da Dino Trappetti, suo socio e amico. Ebbe un inizio carriera travolgente al fianco di uno dei più grandi registi italiani, Luchino Visconti per il quale produsse i 2mila costumi del ‘Gattopardo’ firmati da Pietro Tosi, oscar alla carriera 2014. Il nome della sartoria nata nel ‘64 è legato a pellicole indimenticabili tra le quali “Amadeus” di Milos Forman, “La Famiglia” di Ettore Scola, “C’era una volta in America” di Sergio Leone e per venire a tempi più recenti il pluripremiato “Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone. Tra il grande schermo e il palcoscenico, dietro le cui quinte Tirelli ha cominciato l’attività, corre una moltitudine di titoli che lo hanno visto coinvolto in prima persona. Film e opere liriche tra cui la narrazione cinematografica de “La Traviata” di Franco Zeffirelli con i costumi di Tosi (1983) e la versione ‘vestita’ da Gabriella Pescucci e diretta dal maestro Riccardo Muti nel ’90. Entusiasta, vulcanico, come è stato più volte definito, Umberto Tirelli ha lavorato fianco a fianco con costumisti di diverse generazioni da Danilo Donati a Maurizio Millenotti, da Massimo Cantini Parrini a Carlo Poggioli e Alessandro Lai. Un instancabile innamorato del proprio lavoro al punto da aver lasciato in dotazione alla sartoria un know-how a cui sono ricorsi tra gli registi come Scorzese e Bertolucci e da far affermare a Giuseppe Tornatore che una volta nell’atelier “qualunque cosa tu tocchi, tocchi una stagione importante della storia del nostro cinema”.

 



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